FOTO LUCE GUIDO

  

 

 

Navigando in rete alla ricerca di immagini di Piacenza Antica ho trovato in vendita su Ebay due vecchie fotografie intitolate “Vintage Piacenza Oratorio”. In realtà non sono riuscito a capire a quale località si riferissero, ma ingrandendo molte volte le foto per scoprire possibili dettagli rivelatori ho individuato (irriconoscibile ai più… ma non a me, che da bambino l’avevo visto in migliaia di occasioni) il logo dello studio fotografico aperto da mio nonno tra gli anni ’30 e ‘40, impresso con un timbro a secco nell’angolo in basso a sinistra delle immagini.


 

Citare Piazza Duomo doveva forse avere lo scopo di nobilitare il tutto, perché VICOLO PAZZARELLI (sede effettiva dello studio) non sembrava troppo carino, ma il tema della storia non riguarda questo particolare, bensì soltanto la prima parte del logo.

 

FOTO LUCE GUIDO

 


            Nelle intenzioni originarie di nonno Guido lo studio doveva chiamarsi FOTO LUX, ma per qualche motivo agli uffici del regime fascista presso cui la richiesta fu inoltrata quel LUX non piacque. Forse non sembrava abbastanza italico, o forse poteva essere scambiato per una storpiatura irrispettosa di DUX. Chissà? Fatto sta che gli venne consigliato di sostituire LUX con LUCE, che tra l’altro ricordava una celebre serie di documentari di regime del periodo. “Consigliato” è un eufemismo, perchè quando si scoprì che nonno Guido era stato iscritto al Partito Socialista, il consiglio fu accompagnato da una abbondante dose di olio di ricino, oltre che da una più che abbondante dose di bastonate e dalla confisca delle scarpe, della cintura e dei bottoni dei pantaloni… a puro scopo di umiliazione. E umiliazione fu davvero, visto che nonna Zolia, veronese purosangue, ricordava spesso quel triste episodio terminando ogni volta il racconto con una descrizione più che esplicita: “El me era tornà a casa con le braghe in man… e pien de merda!”


            Quanto al nome GUIDO, in un mondo ideale non sarebbe necessaria nessuna spiegazione, ma invece anche qui devo citare un paio di circostanze bizzarre. Per tutta la durata della sua attività, cioè fino al 1970 circa, tutti, ma proprio tutti, pensavano che il Guido dello studio fotografico fosse mio padre (che in realtà si chiamava Dante), oppure che quel nome fosse stato scelto in mio onore. Ma le cose non erano andate così. Guido era ovviamente mio nonno, di cui mio padre rilevò l’attività dopo la sua morte… senza modificarne la ragione sociale riferita al suocero defunto.


            Mentre mamma era in attesa del mio arrivo, nonno Guido espresse il desiderio che un eventuale nipote maschio portasse il suo nome. Una circostanza in uso un tempo (e forse tutt’ora), era quella di battezzare i nipoti con i nomi dei nonni. D’accordo, obiettò mamma, ma a quell’usanza si ricorreva in genere solo con i nonni defunti, per ricordarli. Lui però insistette e mamma finì per accontentarlo. Nessuno in famiglia era superstizioso, e dopo tutto in quegli anno il nome Guido anni andava abbastanza di moda... e così Guido fu. Per evitare possibili future confusioni io sarei stato chiamato per sempre Guiduccio, o addirittura Uccio. Questa distinzione, tuttavia, non si rivelò mai necessaria, perché poco dopo il compimento del mio sesto mese di vita un improvviso e imprevisto ictus provocò la prematura dipartita di Guido “senior”, all’età di soli cinquantuno anni.


            Quando si dice sfidare la sorte e non dare ascolto alle tradizioni!